Aurora Zantedeschi, stella del tennis veronese vuole salire sempre più in alto. Da quando ha svolto la maturità ha deciso di spendere anima e corpo per il tennis e i frutti si cominciano a intravedere. A 19 anni la sua classifica è 2.4 ma ad un passo da 2.3, 750 nella classifica Wta e 600 in doppio. Solo il tempo e la sua propensione alla fatica quotidiana, potrà dirci se Aurora potrà compiere il grande passo nell’olimpo dei grandi del tennis mondiale. Seduti ad un tavolo del circolo più in di Verona, l’At Verona, la tennista veronese racconta, in esclusiva a SportdiPiù Magazine, il suo percorso tennistico.

Aurora, quando hai iniziato a cimentarti con racchetta e pallina? Com’è proseguito poi il tuo percorso di crescita?
«Ho iniziato a 4 anni nel circolo di fronte a casa, a San Floriano. Mio fratello giocava e io andavo spesso a vederlo con i miei genitori. La maestra un giorno mi ha vista e mi ha chiesto di andare a provare e così ho iniziato. Sono rimasta dieci anni in quel circolo e da 5 anni ormai sono qui all’At Verona».

Quali sono stati i tuoi risultati più eclatanti a livello under?
«Tre anni fa sono arrivata in semifinale a due tornei di singolo in Svezia. Si trattava dei miei primi tornei Itf under 18 e sono andati bene. Poi ho vinto vari tornei di doppio, il più importante due anni fa a Salsomaggiore. A differenza di altri sono sempre andata a scuola e ho fatto la vita da studente quindi mi risultava difficile fare tanti tornei. Infatti, di tornei under non ne ho giocati molti e il salto di qualità l’ho fatto tardi».

Il tennis attualmente è la tua vita. Quando hai capito che sarebbe diventato il tuo pane quotidiano?
«Sin dagli inizi giocare a tennis mi è sempre piaciuto e andavo ad allenarmi per divertirmi. Ho sempre pensato che poteva essere una strada possibile e le conferme le ho avute in questi ultimi anni. Visti i risultati può veramente realizzarsi quello che ho sempre desiderato».

Ci racconti una tua giornata tipo?
«Mi sveglio per le 7.30. Ho allenamento dalle 9 alle 12 e faccio un’ora e mezza di tennis e una e mezza di preparazione fisica. Poi pranzo al circolo e riprendo alle 14.30 fino alle 17. 30 e faccio ancora un’ora e mezza di tennis e un’ora e mezza di preparazione. Questi sono gli orari che faccio di solito ma poi possono subire dei cambiamenti se sono in giro per tornei o in base al periodo di preparazione che sto attraversando».

Il tuo livello è cresciuto sempre di più e ti stai confrontando con tornei mondiali come gli Itf o i ‘15mila’ (tornei n.d.r.). Il livello delle avversarie, rispetto ai tornei di categoria, è molto più alto? Quali sono le differenze principali che hai notato?
«Quello che si nota di più è l’atteggiamento che mettono le persone nelle partite. Negli Open ci sono adulti che giocano bene e per divertimento mentre nei tornei Itf l’obiettivo delle giocatrici è vincere e portare a casa qualcosa. Come livello, tra i tornei 15mila e dei buoni seconda categoria non c’è più di tanto differenza, ma l’atteggiamento invece cambia notevolmente: le giocatrici arrivano prima, si scaldano di più, diciamo che hanno un atteggiamento da professioniste».

Il tennis di oggi richiede una preparazione a 360°. Tra preparazione fisica, tecnica, tattica e mentale quale secondo te predomina o ha una percentuale più alta?
«La cosa più importante nel tennis è l’area mentale. In campo sei sempre da solo e proprio per questo tanti non riescono ad arrivare perché non riescono a reggere le pressioni di giocare partite e tornei. Oltra a questo, anche l’area fisica ha una grande importanza perché tutti a un certo livello giocano bene ma la differenza la fa chi riesce a gestire l’ansia e le emozioni e chi riesce a resistere di più a varie temperature e situazioni ambientali».

Ti consideri una giocatrice di attacco o di difesa? Hai una tennista o un tennista a cui ti ispiri?
«Sono una giocatrice d’attacco, senza dubbio. Non ho nessun giocatore a cui mi ispiro ma mi piace molto Federer per la sua classe nel giocare e mi piace tanto anche Nadal per quanto lotta in campo.  A livello femminile non c’è nessuno in particolare. La Williams mi piace ma è molto più potente di me».

Sei reduce dall’esperienza in Tunisia. Cosa ti sei portata a casa da questa esperienza?
«Sono rimasta quattro settimane, poi dopo due settimane a Verona, sono tornata per altre tre. Sono riuscita a vincere un torneo di singolo poi due in doppio e giocare la mia prima semifinale e finale. Mi porto a casa sicuramente tanta esperienza visto che ho giocato molto e la consapevolezza, unita alla fiducia, che a questo livello posso comunque giocarci visto gli ottimi risultati che ho ottenuto».

Hai altri tornei in programma per la stagione invernale?
«A novembre tornerò di nuovo in Tunisia per due settimane ma questa volta giocherò non sulla terra ma sul cemento e poi entro la fine dell’anno farò altri due-tre tornei 15mila per poi riprendere con la preparazione a gennaio».

Come passi il tempo libero? Hai qualche hobby?
«Mi piace molto ascoltare la musica. Sono una ragazza solitaria e sto bene con i miei spazi. Mi piace leggere e passare il tempo, quando sono a casa, con gli amici e con le persone con cui mi trovo meglio».

Hai un sogno nel cassetto?
«Il mio sogno tennistico numero uno sarebbe giocare a Wimbledon. Al di fuori del tennis vorrei essere una persona felice perché credo sia la cosa più importante. Poi mi piacerebbe continuare a viaggiare».

Matteo Zanon