SportdiPiù magazine l’ha intervistato in esclusiva Tommaso Teofoli, numero uno della Federazione italiana Sport del Ghiaccio – FISG per quanto riguarda l’hockey su ghiaccio. Con lui abbiamo parlato delle squadre venete, del movimento e delle prospettive in ottica Olimpiadi del 2026, evento che sicuramente darà grande visibilità a questo sport che trova massima diffusione nel nord Italia.

Tommaso, senza fare torto a nessuno, quali sono le squadre ‘top’ dell’hockey veneto?
«Le due squadre più importanti del Veneto in questo momento sono Asiago e Cortina. Asiago si sta comportando molto bene, dato che negli ultimi anni è sempre stato nei primi posti della nostra Lega, vincendo uno scudetto e una Alpes Hockey League, il torneo internazionale organizzato dalle federazioni. Cortina è una delle società che ha vinto più scudetti in Italia, una squadra storica, fucina di giovani e che sta facendo bene in campionato. Poi abbiamo altre società come Alleghe, realtà importante nella storia dell’hockey, ed altre, non meno importanti che si dedicano ai giovani come Pieve di Cadore, Zoldo, Feltre e Auronzo».

Come impianti, com’è la situazione in Veneto?
«A livello impiantistico, purtroppo negli anni la Federazione e la Politica hanno costruito gli impianti nelle zone turistiche, nel senso che sono stati pensati per il turismo e non per lo sport. Il bacino d’utenza di queste località montane è però molto piccolo in confronto a città come Verona, Padova, Treviso e Venezia»

A proposito di impianti, in vista di Milano-Cortina 2026, ne verranno costruiti di nuovi?
«In Veneto purtroppo no perché l’hockey si giocherà a Milano ai Giochi del 2026. Come hockey nazionale sì perché verranno costruite due strutture molto importanti a Milano che ci permetteranno in futuro di ospitare i mondiali, ad esempio. Portare un mondiale vuol dire aumentare l’attenzione dell’hockey in Italia, ovviamente. È chiaro che per il nostro sport sarà fondamentale l’Olimpiade, anche se non si vedrà a Cortina in quanto oggi servono stadi da diecimila posti con la doppia pista: Cortina ne ha uno da 2500…».

Il binomio Milano-Cortina, giochi olimpici a parte, significa tanto per l’hockey?
«Certamente perché nella storia dell’hockey italiano, prima dell’arrivo di Bolzano, le società storiche erano appunto Milano e Cortina. Poi, una ventina di anni fa, si sono unite e hanno formato la squadra Milano-Cortina che detengono, sommandoli tutti, circa 30 scudetti».

A livello Nazionale, qual è la situazione attuale?
«A livello di Nazionale noi siamo 16esimi nel ranking mondiale. Per due anni abbiamo disputato il Mondiale nel Gruppo A che è quello di Top Division e lo stiamo facendo con un progetto di utilizzo di ragazzi italiani di scuola italiana più bravi doppi passaporti, i cosidetti ‘italo’. Questi ultimi, non sono più l’ossatura della squadra come una volta quando c’erano tutti “italo” e 2-3 italiani, ora avviene l’opposto, per fortuna: il progetto iniziato da me nel 2014 che in agenda si sarebbe dovuto concludere nel 2022, è stato “allungato” sino al 2026 da quando ci hanno assegnato i giochi olimpici».

Come Paese organizzatore infatti siete già sicuri di partecipare a Milano-Cortina 2026…
«Esatto, saremo presenti e pertanto dobbiamo mettere in piedi un progetto per fare bella figura. Medaglia? Impossibile perché siamo anni luce lontani dai colossi mondiali e mi riferisco a gente che gioca nell’NHL o nella Superlega russa».

Quindi l’obiettivo è ben figurare…
«Si, se facessimo un buon risultato alle Olimpiadi con i nostri giovani, creeremmo un volano che potrebbe durare per i 20 anni successivi. Questo è ciò che dobbiamo fare e che non è stato fatto a Torino 2006 per tanti motivi: stavolta non dobbiamo fallire».

Andrea Etrari
Foto: FISG