C’è un bellissimo momento, nella tappa di ieri che ha portato i corridori da Lovere a Ponte di Legno, che rappresenta molto di quello che è il ciclismo, e cioè uno sport durissimo – ai limiti delle capacità fisiche – dove però non esistono nemici ma solo avversari. Tutto accade quando mancano poco più di una trentina di km all’arrivo e la carovana rosa sta impegnando sua maestà il Mortirolo (che insieme al friulano Zoncolan e all’iberico Angliru costituisce la triade delle salite “impossibili” da fare su 2 ruote). Il meteo, come spesso in questa edizione della corsa, non è clemente e pioggia e freddo si stanno abbattendo sui corridori. Scatta Nibali e fa momentaneamente il vuoto, lasciandosi alle spalle tutti gli altri favoriti ormai in un gruppo di 7-8 unità. Prima di lui all’inizio della frazione era partita una fuga via via sfarinatasi proprio su questi duri pendii che collegano Sondrio a Brescia. Il primo attaccante a essere “preso” dallo Squalo pochi secondi dopo la progressione è lo spagnolo Francisco Ventoso della CCC. Ventoso ha la divisa aperta e spinge probabilmente il rapporto più agile che ha, anche un occhio non esperto può capire che ha la spia della riserva accesa ed è in difficoltà. Nonostante questo è lucidissimo e quando si accorge del sopraggiungere dell’avversario non ci pensa due volte, sfila la borraccia e gliela offre. Sono gesti che riconciliano col vero significato dello sport, qualunque esso sia: la vera sfida non è mai contro gli altri ma con sè stessi.

Supportato dai compagni Landa e Pedrero – che squadra la Movistar in salita! – Carapaz non reagisce subito ma in lenta progressione riprende l’italiano. A fare le spese dello scatto invece è Primoz Roglic che soffre (ma non crolla) e prende alla fine circa un minuto e 20 da Nibali, ora al secondo posto in classifica. La vittoria di tappa va invece  ad un bravissimo Giulio Ciccone che si infila finalmente nella fuga giusta e precede Jan Hirt regolandolo in volata. Trionfa con la maglia azzurra di capoclassifica degli scalatori di cui con i passaggi sui GPM ha consolidato la leadership.

Oggi tappa insidiosa, si passa dal Trentino all’Adige partendo da Commezzadura terminando dopo 181km con l’arrivo in salita di Anterselva. Tappa probabilmente a 2 facce con una fuga che partirà alla caccia della gloria di giornata e big a fronteggiarsi nuovamente. Sembra di qui alla fine sempre più sfida ridotta tra la promessa Carapaz e l’esperto Nibali, che deve inventarsi qualcosa per mettere in crisi la maglia rosa.
Fabrizio Sambugar
Foto: Giulio Ciccone vince la tappa numero 16 del Giro 2019 (credit-LaPresse)