Se questa edizione n.102 del Giro d’Italia nella sua prima parte aveva destato negli addetti ai lavori qualche perplessità  sul disegno del percorso, ritenuto troppo scontato e non portatore di grandi emozioni, le prime due vere frazioni in montagna hanno ristabilito l’equilibrio e riportato il peso della bilancia dalla parte dello spettacolo. Ieri la Pinerolo – Ceresole Reale non ha tradito le attese ed il primo vero e proprio “tappone” alpino al Giro è stato teatro dell’eccezionale impresa del russo Ilnur Zakarin. Il corridore della Katusca, primo sul traguardo e ora terzo della classifica generale, era parttito con una nutrita fuga ai primi chilometri per poi sferrare l’attacco decisivo sull’ultima salita. Vittoria in solitaria davanti a Nieve (35″) e ad uno scatenato Mikel Landa giunto a 1’20”. Lo scalatore basco anche oggi attacca e dimostra un notevole stato di forma dato che con la sua azione rosicchia tempo prezioso al duo dei favoriti NIbali – Roglic, che si marcano a vista e arrivano insieme a 2’57” dal vincitore. Male dopo l’exploit del giorno prima Miguel Angel Lopez e pessima giornata anche per Yates: i 2 prendono rispettivamente 4 e 5 minuti dal vincitore, perdendo ulteriore terreno in classifica generale. Resta in maglia rosa Polanc, che non cede nell’ascesa finale che porta al lago Serrù e, pur dimezzando il suo vantaggio, conserva il primato.
Oggi sarà sarà sicuramente di nuovo battaglia. I pochi chilometri della Saint Vincent – Courmayeur – “solo 131” – potrebbero trarre in inganno sulla reale difficoltà di questo percorso. Ma in realtà solo 14 di questi sono in pianura, il resto è salita o discesa, con 5 GPM e oltre 4000 metri di dislivello da coprire. La tappa (e il Giro?) si decidono sul San Carlo, la penultima rampa da 10% circa di pendenza media con punte oltre il 14%. E’ qui che si deve attaccare, anche se è importante conservare le energie perché le montagne non sono finite.

Fabrizio Sambugar
Foto: Zakarin vince la 13esima tappa del Giro 2019 – credits Sirotti